Elena S.


PUMMARÒ ED IL PROBLEMA DELL’IMMIGRAZIONE
(PARAGONE CON LA SITUAZIONE IN SPAGNA)
L’immigrazione è un fenomeno molto recente nei paesi mediterranei ed è per questo motivo che la società ed i governi non sanno come reagire e non sono preparati per affrontare questa situazione. L’Italia o la Spagna, paesi tradizionalmente d’emigranti, si sono trovati in una situazione totalmente nuova mentre, per contro, altri paesi come la Francia e la Germania, hanno più esperienza e perciò sanno meglio come controllare la situazione, sebbene abbiano anche dei problemi da risolvere.
Oggi la situazione in Spagna è molto simile a quella dell’Italia. Prima della democrazia, ma specialmente negli anni sessanta, molti spagnoli si trasferirono al Nord del paese oppure in Francia o in Germania. La situazione economica e la mancanza di libertà a causa della dittatura obbligarono molti spagnoli, specialmente del Sud, a trasferirsi per mantenere la famiglia. Dopo la morte di Franco, la Spagna cominciò a diventare un paese sviluppato e perciò la necessità di andare in un altro paese si ridusse. Oggi la situazione è l’esatto contrario, siamo noi che riceviamo immigrati. Ogni giorno l’immigrazione appare nei notiziari e di solito, in modo triste. Ci sono molti africani che cercano d’attraversare lo stretto di Gibilterra alla ricerca d’un futuro, d’una vita migliore. Alcune “pateras” (nome che riceve il tipo di barche dove viaggiano) arrivano alle coste spagnole, ma il viaggio diventa spesso una tragedia perché le correnti nello stretto sono molto forti e queste barche non resistono alla violenza del mare. Sfortunatamente molti muoiono affogati oppure d’ipotermia.
Ci sono anche molte organizzazioni non governative che si occupano degli immigrati illegali che arrivano prima d’essere rimpatriati. Alcune di queste organizzazioni sono religiose, ma la maggioranza non lo sono. Tutte funzionano grazie ai volontari e molti hanno sviluppato nuovi modi di trattare gli immigrati che arrivano malati.
Gli immigrati che riescono ad entrare in Spagna sono impiegati per fare dei lavori che gli spagnoli non vogliono fare, specialmente come braccianti agricoli stagionali. Possiamo anche vederli sulle strade e sulle spiagge come venditori ambulanti. Le ragazze e le donne lavorano pulendo le case e badando ai bambini ed anziani, sebbene sfortunatamente non possiamo dimenticare la prostituzione.

Il film Pummarò è una buona rappresentazione della situazione dell’immigrazione in generale, non solo in Italia. Pummarò, il personaggio principale, trova gente diversa mentre viaggia per l’Italia alla ricerca di suo fratello, Giobbe. Questa storia commovente ed umana include diversi personaggi rappresentativi di tutte le possibilità della natura umana: c’è la gente che tratta male gli immigrati, ma ci sono anche delle persone che hanno un buon cuore e non pensano che siano un problema per il paese. Questo ultimo gruppo sa che gli immigrati vengono in altri paesi perché la loro situazione non è facile e perciò cercano di aiutarli.
Dall’inizio alla fine del film possiamo trovare personaggi come “il professore”, italiano, oppure Isidoro, un connazionale di Pummarò. Questi personaggi ci mostrano la parte più umana, tentando sempre d’aiutare quelli che hanno bisogno d’aiuto perché loro hanno avuto anche dei problemi e sanno che è soffrire. Per esempio, il “professore” fa conseguire a Pummarò il permesso di soggiorno e lo protegge quando la camorra lo cerca perché Giobbe gli ha rubato un camion. Il “professore” si sente vicino agli immigrati, fa delle foto con loro e gli cerca un lavoro per sopravvivere. Isidoro, dal Ghana, aiuta Pummarò quando arriva a Verona, lasciandolo abitare in casa sua con i suoi figli e gli trova un posto nella fabbrica dove lavora, una fonderia.
Ci sono, però, dei personaggi che cercano qualche vantaggio dagli immigrati e spesso li impiegano come mano d’opera non specializzata e certamente sotto condizioni di lavoro non appropriate. Un buon esempio sarebbe il capo della camorra locale che controlla la raccolta dei pomodori. Lui vede negli immigrati la possibilità di ridurre il costo di produzione e guadagnare più soldi. Lui neanche esita d’usare la forza per conservare l’ordine. Un altro personaggio che sfrutta gli immigrati è il dattore di lavoro di Nanù, che lavora come prostituta. Lui sa che le ragazze straniere attraggono gli uomini e perciò Nanù ed altre donne non hanno una possibilità di cambiare la loro vita.
La storia di Kwaku prende una piega più positiva alla metà del film, quando lui trova un lavoro decente e vive come il resto degli italiani. Pare che lui possa integrarsi nella società italiana, ma la situazione non è così. L’esempio migliore è la storia d’amore impossibile con Eleonora, una maestra volontaria nel centro d’accoglienza ed assistenza a Verona. Dall’inizio sembra che la sua relazione non sia facile per il razzismo d’Italia. I vicini parlano e tutta la sua famiglia scopre che lei usce con un immigrato nero. Lei non si preoccupa delle opinioni della gente, ma quando il suo ex-marito la chiama per dirgli che non gli porta sua figlia, si rende conto che la situazione non è semplice. Fra loro c’è un muro d’ostilità che distrugge la possibilità d’essere insieme. Prima della sua separazione loro sono insultati da un gruppo di teppisti motorizzati. Questo fatto li convince definitivamente di finire la loro relazione perché la gente è determinata a rendergli la vita impossibile.
Sfortunatamente questa non è l’unica disgrazia che soffre Pummarò. Quando cerca d’andare in Germania dopo aver scoperto dove abita Giobbe, riceve la notizia della morte di suo fratello. Sebbene questo sia molto triste, la morte di Giobbe permette a Pummarò d’andare in Canada per finire gli studi di medicina, il suo sogno.
Penso che questa storia sia molto triste perché è realistica. Questa storia potrebbe essere la storia di qualsiasi immigrato. La loro vita non è facile ed il film trasmette allo spettatore come soffrono e mostra tutto quello che devono fare per sopravvivere in un paese dove non sono benvenuti. Kwaku era una persona buona che solo voleva guadagnare denaro per poter finire gli studi. Lui arriva in Italia con l’intenzione di lavorare e poter andare a Canada, ma l’ostilità degli italiani non lascia che il suo sogno possa diventare realtà. Solo una disgrazia l’aiuta: la morte di Giobbe.
A volte non ci rendiamo conto della situazione di queste persone perché nei paesi sviluppati abbiamo tutto quello si può desiderare. Noi spagnoli, per esempio, abbiamo dimenticato la nostra situazione di paese d’emigranti e vediamo l’immigrazione come un problema ed una minaccia. La razza e l’arrivo d’immigrati non dovrebbero essere un ostacolo affinché qualcuno possa trovare un lavoro oppure che due persone possano restare insieme. Sono queste persone che aiutano a fare i lavori che i cittadini del paese ricco non vogliono, aiutando così l’economia, la crescita della popolazione ed a mantenere le pensioni. Capisco anche che è necessario un controllo dell’immigrazione, ma non dobbiamo dimenticare che parliamo di persone. Non ci sono essere umani peggiori o migliori. Ci sono solo esseri umani.

NANNI MORETTI E CARO DIARIO
Nanni Moretti è una figura molto conosciuta in Italia. Oltre a lavorare come produttore, attore, direttore e sceneggiatore cinematografico, lui è anche famoso per la sua attività politica. Il cinema fu sempre una delle sue passioni e per questo motivo cominciò a filmare dei film dopo aver finito la scuola. Oggi si possono trovare più di venti film nella sua filmografia, alcuni considerati opere d’arte. Il suo stile è caratterizzato dall’ironia e dal sarcasmo, ma i temi sono sempre seri, come i problemi della gioventù e della società italiana in generale.
Film come Ecce Bombo (1978) e Palombella Rossa (1989) lo resero famoso in Italia, ma grazie ai suoi due film più importanti, Caro Diario (1994) e La Stanza del Figlio (2001), gli venne la consacrazione internazionale, specialmente in Francia e negli Stati Uniti. Questi due film ottennero molti premi, fra i quali si possono mettere in risalto il David di Donatello e la Palma d’Oro al Festival di Cannes.
I critici cinematografici sottolineano la sua autonomia nella realizzazione dei film, il proprio modo di raccontare storie e la capacità di far ridere attraverso commedie che possono parere assurde, ma che non lo sono. Moretti però, non è amato solo dalla critica ma anche dal pubblico, sebbene lui non si preoccupi delle opinioni degli spettatori. Le sue storie, benché siano state raccontate venti anni fa, sono attuali perché parlano dei problemi ancora presenti in Italia.
Il suo ultimo film è intitolato Il Caimano e parla di Berlusconi, il presidente del Consiglio italiano. Il film, che è appena uscito in Italia, ha scatenato della polemica per la vicinanza delle elezioni generali. Tutti i partiti, ma specialmente i più importanti, hanno paura di perdere dei voti per l’influenza del film.
Fra tutti i film, Caro Diario è uno dei più conosciuti e premiati. Questo è un film autobiografico che proprio Moretti interpreta come personaggio principale. Caro Diario fu filmato in modo documentario, seguendo sempre Moretti in tutto quello che fa, dice o pensa. Il film è diviso in tre capitoli chiamati, “in vespa”, “le isole” e “medici”. Ogni capitolo è una parte della vita di Moretti, che lui scrive sul diario.
Nel primo episodio Moretti guida la sua vespa attraverso i quartieri d’una Roma deserta un giorno caldo d’estate. Non c’è nessuno sulle strade, ma lui analizza il passaggio e l’architettura della capitale italiana, i quartieri costruiti nel corso di diversi decenni ecc, ed allo stesso tempo fa delle critiche sul cinema di Hollywood e sul cinema italiano. Moretti pensa che oggi i film non siano così buoni come nel passato perché non ci sono delle storie interessanti e delle critiche costruttive. Alla fine di quest’episodio, Moretti visita Ostia ed il luogo dove fu ucciso Pier Paolo Pasolini, famoso regista italiano, simbolo dell’artista interessato ad uno stile di vita diverso ed un modo di fare cinema libero. Attraverso il film, ma specialmente in questo capitolo, la musica che accompagna le immagini è molto importante perché trasmette delle sensazioni allo spettatore. Per esempio, Moretti balla sulla Vespa a ritmo d’una melodia africana, e dopo ci trasmette la sua frustrazione con la canzone di Juan Luis Guerra perché lui non sa ballare.
Nell’ episodio chiamato “isole”, Moretti decide di allontanarsi da Roma e trovare rifugio nelle isole vicine a Sicilia alla ricerca di pace e tranquillità. Prima di tutto visita il suo amico Gerardo sull’isola di Lipari, dove non ci sono degli apparecchi elettronici, ma non riesce a rilassarsi a causa dei turisti. Così, ambedue decidono di andare sull’isola di Salina, dove restano a casa di una coppia con molti problemi con il loro figlio. È là dove Gerardo scopre le soap opera, dopo aver passato trenta anni senza guardare la televisione, e diventa un entusiasta di Beautiful. Tutte le famiglie su quest’isola hanno solo un figlio ed i genitori sembrano dominati da loro. Questo simboleggia uno dei problemi della società italiana: i figli controllano i genitori ed allora diventano bambini viziati, ragazzi che hanno tutto quello che vogliono. Ancora alla ricerca di un po’ di calma, Moretti e Gerardo si spostano sull’isola di Stromboli, dove s’incontrano con un sindaco megalomane e visitano il vulcano. Ironicamente Moretti ha l’impressione che Roma sia più tranquilla di queste isole. Pare che solo sull’isola d’Alicudi sia possibile trovare serenità, un luogo senza corrente elettrica né acqua potabile ma Gerardo non può vivere senza televisione e se ne va. Questo sembra curioso perché prima di scoprire Beautiful lui ha vissuto senza televisione per trenta anni, e adesso Moretti si lamenta del cambiamento d’atteggiamento del suo amico e la sua vicinanza ai valori della nuova società.
In “medici”, l’ultimo episodio, Moretti mostra il percorso della diagnosi della sua malattia. Dopo essere andato dai diversi dermatologi, aver provato l’agopuntura per poter calmare il prurito e l’insonnia che soffre, e dopo avere preso tutte le medicine che gli sono prescritte, una biopsia gli diagnostica un tumore benigno al sistema linfatico. Moretti scopre che questi sintomi erano facili da trovare nell’enciclopedia e così vuole sindacare la mancanza d’ascolto dei medici.
Secondo me la bellezza e semplicità fanno del film una storia commossa. Questi sono gli elementi che mi hanno piaciuto di più perché i passaggi e le scene senza dialoghi rappresentano un altro modo di fare cinema. Non c’è una trama complicata ma una storia semplice e commovente. È un film sulla vita di un uomo, le sue opinioni e la sua visione della vita, un film differente per riflettere sul mondo d’oggi. Mi piacerebbe aggiungere il modo particolare di raccontare le storie. Anche se la maniera è un po’ strana, il film è divertente, con un senso d’umore originale. Moretti può fare d’una situazione apparentemente semplice una scena divertente. Il paesaggio trasmette allo spettatore la sensazione di aver passeggiato per Roma, Ostia e tutte le isole vicine alla Sicilia insieme a Moretti. Sebbene il film paia un documentario, ci sono delle scene regolate dalle norme classiche, dove più azioni hanno luogo e ci sono più elementi oltre al paesaggio ed al personaggio principale. Qualche volta pare che sia una commedia, specialmente nel secondo capitolo, ma sembra un vero dramma umano con elementi umoristici. Questo si può vedere nel secondo episodio, dove si rappresenta la trasformazione della società mediante i dialoghi umoristici fra i personaggi, come la scena sul vulcano, quando Moretti scende per chiedere ai turisti informazione sui nuovi capitoli di Beautiful.
Attraverso il film Moretti fa una riflessione dell’osservanza del suo ambiente e dello stato di povertà intellettuale della nazione italiana e di tutto il mondo attraverso i cambiamenti degli altri personaggi, che diventano “sciocchi” per tutto quello che accade oggi dappertutto. Il primo capitolo sembra il più ottimista e Moretti ci propone diversi ragionamenti su quello che gli piace e dispiace della sua città e vita. Il suo linguaggio è onesto, sincero. Lui racconta la sua vita in modo creativo, mostrando l’orgoglio di aver lottato durante la sua gioventù per un mondo più giusto, per i suoi ideali, e tentando di non diventare quello che è il resto. Gli piaceva l’Italia di venti anni fa, ma oggi si vergogna del cambiamento del suo paese. Quest’ottimismo iniziale si riduce nel corso del film, lasciando il passo ad un pessimismo basato sulla povertà culturale dell’Italia e sulla morte dei film di denuncia, quelli di Pisolini e d’altri tanti direttori.
Per mostrarci la realtà sociale e culturale del suo paese, Moretti decide di immaginare alcuni passaggi del suo diario. L’esempio più chiaro è il secondo episodio. Ogni isola rappresenta quello che la società sta diventando, un paese di “ignoranti”, com’è stato spiegato in precedenza. Sulla prima isola gli abitanti si trovano in uno stato infantile, e Stromboli, il paesaggio dove Ingrid Bergman scopriva la bellezza della terra selvaggia, diventa un paesaggio per conversare sulla telenovela Beautiful.
Raccomanderei questo film agli spettatori che cercano un film diverso, che desiderano dei film più intellettuali, dove l’azione non è tutto. Un film per le persone che gli piace riflettere sui veri problemi del mondo attuale, sulle fasi della vita in modo umano e simpatico e anche divertirsi per alcune ore.

LE BRIGATE ROSSE

Gli anni sessanta furono un decennio molto importante per la storia d’Italia e del mondo. Le dimostrazioni pacifiche degli studenti ed operai che volevano una società più giusta per tutti i cittadini agitarono il mondo. Il movimento del ’68 fu specialmente rilevante negli Stati Uniti, in Italia ed in Francia. I “sessantottini”, come furono chiamati gli studenti di questo movimento, volevano lottare contro l’oppressione dello Stato mettendo in discussioni tutte le istituzioni della società: università, scuole, famiglia ecc. Mossi da questi grandi ideali, gli studenti erano determinati a combattere (nel senso metaforico) per finire il lavoro che loro genitori avevano cominciato dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Sebbene quasi tutte le dimostrazioni fossero pacifiche, la reazione della destra a questo movimento non lo fu. La paura di un avanzamento della sinistra provocò una catena d’attentati attribuiti ai neofascisti. Questa tattica fu chiamata “strategia della tensione”. In vista della situazione nel paese, Enrico Belenguer, segretario del PCI, propose una coalizione governativa alla DC per fortificare la democrazia. Questa alleanza, chiamata “compromesso storico”, non fu attuata perché ambedue avevano idee ed obiettivi diversi.
Come reazione agli attentati, alcuni gruppi dell’estrema sinistra decisero che era il momento di organizzarsi militarmente per rispondere violentemente contro lo Stato, considerato non solo fascista ma anche violento. È così che le Brigate Rosse sono nate.
Le Brigate Rosse (spesso abbreviato in BR) è un’organizzazione terrorista d’ispirazione marxista che fu creata nel 1969 da Renato Curcio, uno studente all’università di Trento. Anche Mario Moretti e Mara Cagol sono considerati fondatori di questo gruppo. Come simbolo dell’organizzazione fu disegnato un cerchio dove c’è inscritta una stella di cinque punti.
Nei primi anni le BR ebbero la sua base a Milano e Torino, le città più industrializzate del Nord, dove volevano trovare appoggi sindacali contro l’estrema destra. I primi membri erano studenti ed operai che organizzarono delle azioni di sabotaggio contro le società industriali ed assalirono alcune sedi dei sindacati. Nel 1972 presero in ostaggio una persona per la prima volta, il direttore d’una fabbrica, che fu liberato poco dopo.
Durante questo tempo le Brigate Rosse si autofinanziarono, ma poterono aver ricevuto degli aiuti economici da altri gruppi come I Grapo, in Spagna, oppure la RAF, in Germania.
Dal 1974 in poi Le BR si espansero verso altre regioni come Liguria, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, dove piccoli gruppi cominciarono la propaganda armata nelle fabbriche. Le loro prime azioni furono brevi rapimenti di dirigenti aziendali per dimostrare la loro organizzazione. Michele Mincuzzi, dirigente dell’Alfa Romeo, Ettore Amerio, direttore del personale della FIAT, ed Idalgo Macchiarini, dirigente alla Sit-Siemens, sono alcuni dei primi ostaggi.
La risposta a queste azioni non aveva cambiato la sua situazione nel lavoro e per questo motivo, il suo manifesto di 1975 reclamava uno sciopero generale contro il cuore dello Stato, cioè i suoi rappresentanti (politici, avvocati, giornalisti…). Dal 1974 al 1980 combinarono gli assalti contro le forze dell’ordine con gli assalti contro la classe politica italiana, specialmente contro la DC. Nel 1974 rapirono il giudice Sossi, che sarà liberato dopo 35 giorni, ma in giugno le Brigate Rosse commisero il primo omicidio, uccidendo due membri dell’organizzazione neofascista Movimento Sociale Italiano, e così le BR sono diventate un gruppo clandestino.
Fra il 1974 ed il 1976 alcuni membri furono arrestati dai carabinieri, fra cui c’erano Renato Curcio e Mario Moretti. Durante questo tempo gli atti terroristici hanno aumentato, ma nel 1978 accade un’azione drammatica e scioccante per l’opinione pubblica italiana: il rapimento e successiva uccisione d’Aldo Moro, il segretario della DC. I brigatisti chiedevano la liberazione d’alcuni membri in cambio della vita di Moro, ma il governo non poteva cedere ai terroristi, sebbene la famiglia di Moro tentasse una negoziazione con i suoi rapitori. Finalmente Moro fu ucciso dopo 55 giorni di sequestro.
Questa azione segnò l’inizio della fine delle Brigate Rosse. La popolarità di Moro fece che la sua uccisione fosse criticata da non solo alcune personalità della sinistra radicale italiana ma anche da alcuni membri dell’organizzazione. Anche se continuarono ad uccidere altre persone, questo gruppo si rese conto che la lotta armata non li aveva aiutati a migliorare le condizioni nelle fabbriche e nel lavoro. Altri gruppi di sinistra pagarono le conseguenze, poiché le sue manifestazioni non ebbero sostegno perché erano raffrontati con le Brigate Rosse. In aggiunta a questa situazione, il popolo italiano cominciò a dare più sostegno alle istituzioni dello Stato e diventò conscio della serietà della situazione.
Negli anni ’80 questo gruppo fu dissolto grazie agli arresti della polizia e la collaborazione d’alcuni brigatisti. Mediante una nuova legge, lo Stato promise pene più levi per quelli ‘pentiti’ che desiderarono fornire informazioni su dove si nascosero altri affiliati. Questa legge, criticata da molti, agevolò l’arresto di molti brigatisti, anche se non si rese giustizia, poiché alcuni uccisori furono in prigione per solo alcuni anni.
Questi anni di lotta armata dei neofascisti e delle Brigate Rosse che accaddero durante gli anni ’70, si conoscono come gli “anni di piombo”. Le manifestazioni pacifiche degli studenti ed operai avevano conseguito alcuni avanzamenti al livello sociale e culturale, sebbene le istituzioni rimanessero inalterate.
La storia di questa organizzazione come quella d’altre mostra che la lotta armata non è il modo più adeguato per conseguire diritti, giustizia ecc. Queste azioni causano solo dolore e vittime. La negoziazione è stata sempre l’unica via per risolvere dei problemi. Le società fanno progressi grazie alla libertà di parola ed espressione, rivendicando giustizia e facendo vedere ai governi che la popolazione non è d’accordo con il sistema. Si deve reclamare quello che si crede giusto, ma rispettando sempre la libertà e la vita dei cittadini.

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