Mahlet, per esaudire la richiesta di Yacob, va alla chiesa di Giorgis per pregare. Forse non riesce perché le tradizioni della sua terra sono state offuscate nella sua mente da quando vive in Italia. La chiesa è un posto quasi “magico” e il vecchio eremita Abba Chereka è molto misterioso. L’eremita riconosce dai vestiti di Mahlet che non vive più a Debre Zeit, e spiega il significato del suo nome (è un nome legato all’annunciazione, e come sapiamo, lei “annuncerà” la storia della sua gente). Pregando con lui “pian piano nella mente cominciarono a sorgere immagini della mia infanzia, della mia adolescenza” (p. 159). Sopratutto le viene in mente il vecchio Yacob, e piange a lungo. E’ un pianto liberatoria per Mahlet e incomincia ad immergersi di nuovo nella cultura della sua terra. Incontra Abbaba Igirsà Salò e gli racconta la sua storia della guerra contro gli Italiani e le loro armi chimiche.
In queste pagine la Ghermandi sta collegando la storia dell’Etiopia. La storia di Mahlet che va in Italia dopo la fine del regime di Menghistu, il ricordo di Yacob che era stato un arbegnà, e Abbaba Irigsà Salò che divenne l’arbegnà Virgola.
La storia dello stupido leone e la scimmia ovviamente allude al colonialism Italiano.
La chiesa di Giorgis mi ha molto incuriosita. Questo link ha delle foto bellissime della chiesa e di Addis Ababa:
www.collezionivarie.sigratis.it/Addis-Abeba-foto.html


