L’indipendenza creativa delle donne in carcere

Un progetto di Jacob DeCarli e Hannah Youmans

Ho bisogno di una borsa nuova. La borsa che uso adesso è troppo vecchia, fastidioso, e non può contenere molte cose. Cerca, non ho potuto trovare niente. Non sapevo che cercavo al negozi sbagliati. Non credevo che potrei mai trovare la borsa perfetta. Deve solo andare tra le ore 9:30-13:30 da lunedì a venerdì, alla prigione di Bologna.

**Il rettangolo rosso è la posizione di Dickinson Center

Gomito a Gomito è stata creata nel 2010 con  la cooperativa sociale Siamo Qua. È un progetto per creare il lavoro per donne nella prigione di Bologna. Gomito a Gomito crea, cuce, e vende accessori di moda come borse, zaini, e nel periodo di covid, mascherine. I dipendenti di talenti usano le loro abilità per creare  bellissimi accessori con tessuti riciclati, ma tutti hanno stili diversi. Si possono trovare gli accessori semplici, moderni, eleganti, o unici. Una della mia borsa preferita si chiama “Borsa Coulisse fantasia fiori ricamati arancio e blu” ha fodera e tasca interna chambry lurex con manici in cotone blu, e la fantasia tessuto e pile bianco maculato nero. I colori sono vivaci, ma sono ancora elegantissimi. Quando si vede il sito di Gomito a Gomito, È chiaro che ogni tipo di gusto è rappresentato.

Borsa Coulisse fantasia fiori ricamati arancio e blu

Nel nostro corso, Dickinson Wears Prada, abbiamo studiato la moda in Italia e nel mondo. La moda si trova in tutte le parti delle nostre vite, e può rappresentare le personalità, le opinioni, o le cose importanti delle persone. Per il nostro progetto finale, siamo fortunatissimi di comunicare con le donne detenute nella prigione di bologna che lavorano a Gomito a Gomito. Con l’aiuto gentile di Elena Giulia Dall’Acqua, abbiamo la possibilità di imparare dell’importanza di Gomito a Gomito.

Gomito a Gomito è un esempio perfetto di un’azienda che si occupa dell’ambiente, perché usa le pratiche sostenibili. La sua sartoria è in un piccolo edificio e l’azienda non ha altre fabbriche. Le detenute che lavorano per l’azienda usano le loro mani per creare i vestiti. Non usano le macchine grandi per creare molti vestiti come le grandi aziende  della moda. Invece, queste donne contano sulla loro creatività e la sua visione per la produzione dei tessuti di Gomito a Gomito. Quindi, le detenute sono importantissime per la struttura dell’azienda e la sua dedizione alla sostenibilità. 

Le interviste con Maria e Elizabete

Abbiamo parlato con due delle artiste che lavorano a Gomito a Gomito, si chiamano Maria e Elizabete. Le due donne vengono da altri paesi: Maria è della Federazione Russa, Elizabete è della Lettonia. Lavorano a Gomito a Gomito, rispettivamente, dal 2010 e dal 2014, e hanno cominciato a lavorare con un corso di formazione e un tirocinio nella cooperativa. Abbiamo chiesto loro: “Come  ti ha cambiato la vita lavorare a Gomito a Gomito?” Elizabete ha detto che:  

“Innanzitutto, all’inizio questo percorso mi ha permesso di avere una stabilità economica, che comunque in carcere è molto importante – perché in carcere paghi tutto, acquisti tutto – se vuoi il latte o la carne te li devi comprare, ecc. quindi sicuramente mi ha aiutato molto a mantenermi, per non essere dipendente dai miei familiari che purtroppo non vivono in Italia. In questo senso mi ha aiutato avere questo tipo di indipendenza.”

Non sapevamo che quando si va in prigione, devi pagare gli oggetti di prima necessità. È strano anche perché non è facile trovare un lavoro in prigione. Maria ha detto:

“Dal punto di vista economico, perché io essendo da sola in questo paese, perché sono straniera, ho solo questa fonte per poter mantenere le mie spese personali, pagare magari l’avvocato, per le spese che devo sostenere.”

Tuttavia, le difficoltà non sono solo economiche, ma nelle cose emotive. Lei continua dicendo che:

“Dal punto di vista quotidiano, bisogna anche rendersi conto che essendo chiusi presso un istituto di pena è molto importante avere almeno qualche minuto di sfogo, e cioè non stare all’interno della camera senza fare nulla – ci sono anche queste persone, però umanamente comunque sia hai bisogno anche di sfogo sia mentale che fisico, per cui è una cosa molto positiva, però purtroppo non tutti possono accedere a queste attività, e   anche se ci sono, durano poco nella giornata. Bisogna approfittarne.”

Che cosa abbiamo previsto dalle interviste

Le detenute a Bologna hanno il vantaggio di avere un po’ indipendenza. Loro hanno l’opportunità di lavorare nella prigione (come cuoche o addette alle pulizie) o in un’azienda locale, come Gomito a Gomito. Le donne che lavorano a Gomito a Gomito guadagnano uno stipendio e hanno la libertà economica. Le esperienze delle donne dell’intervista sono diverse delle esperienze delle persone carcerate negli Stati Uniti. 

Nel nostro paese, le persone carcerate hanno poche opportunità di lavorare in una prigione. Di solito, una prigione ha un programma che ha lo scopo di insegnare alle persone come controllare le loro responsabilità fuori della prigione, però questi lavori del programma non sono vantaggiosi e non pagano molti soldi. (Per un punto di vista comparativo fra i sistemi dei due paesi, si veda questo lavoro delle nostre colleghe: Seamstresses of Gomito a Gomito: Their Stories. Quando abbiamo letto le risposte di Maria e Elizabete, siamo stati sorpresi dalle sue opportunità nella prigione, perché le detenute americane non hanno opportunità simili. Queste due donne vanno dalla prigione all’ufficio di Gomito a Gomito tutti i giorni e possono avere esperienze fuori della prigione, ma le carcerate americane non possono mai partire dalla prigione (di solito). Immagino che le carcerate americane vogliano avere le stesse opportunità delle carcerate italiane, così guadagnano uno stipendio e pagano i loro conti, i loro avvocati, e possono vivere in una casa quando partono dalla prigione. 

Non pensavo che le detenute italiane indossassero vestiti normali. Nei due video, Elizabete e Maria non indossano l’uniforme della prigione. Indossano vestiti chic con gli accessori. Normalmente, le carcerate devono indossare le uniformi arancioni e brutte. Sembra una piccola differenza, ma la libertà di vestirsi come si vuole rappresenta la grande indipendenza delle carcerate italiane.

Una foto di Elizabete durante l’intervista

È interessante che le due donne possono mostrare decisioni creative nel loro lavoro. Non devono sempre seguire le direzioni dei loro capi. Prima delle interviste, mi aspettavo che le due donne non avessimo l’opportunità di fare i vestiti con le loro stesse idee. Sembra che le detenute che lavorano mentre stanno in prigione non possano essere creativi , perché sono punite dal sistema criminale. Però, questo non è vero per le donne che lavorano a Gomito a Gomito: loro hanno molte opportunità da fare i vestiti con la loro creatività. Per esempio, Maria crea i prototipi nuovi per la produzione dei tessuti, e alcuni prototipi sono accettati dai capi. La libertà di disegnare e fare le loro creazioni sono importanti per il benessere delle due donne e le altre detenute. Anche se Elizabete si sente che non può fare buoni disegni, lei è fortunata ad avere la libertà nel suo lavoro. Le donne che lavorano a Gomito a Gomito possono sentire che hanno un impatto sull’azienda e che il loro lavoro è importante per il successo di Gomito a Gomito. 

Conclusione 

Alla fine, abbiamo imparato che la cosa più importante nell’azienda Gomito a Gomito sono le donne che lavorano là. Quando si vedono gli accessori nel sito web, si possono vedere le personalità diverse delle donne. Nei tessuti, si possono vedere i “gusti particolari” (sue parole) di Elizabete, nonostante che lei non disegni. Si possono vedere anche la creatività ed i sentimenti che Maria esprime nel suo lavoro. Come  ha detto Elizabete, “Io credo che a livello della detenzione ci sia abbastanza ignoranza, secondo me, perché la gente non sapendo cosa c’è all’interno non si rende conto, ma a livello emotivo, psicologico, ma anche economico, sicuramente è una privazione di qualsiasi dignità, di qualsiasi cosa.” Tutte le persone del mondo hanno bisogno di un sfogo creativo, e questo è vero anche per le donne nella prigione. La creatività è importantissima per la psicologia delle persone, ma è anche importantissima per l’azienda, perché loro possono vendere le cose creative fatti dalle donne. Il mondo aziendale, artistico, e psicologico, ha bisogno delle donne creative di Gomito a Gomito. Inoltre, Abbiamo imparato da queste interviste che non possiamo basare il nostro giudizio sulle parti più difficili  delle vite delle persone. Abbiamo chiesto alle donne, “A parte il lavoro a Gomito a Gomito, cosa vorresti che le persone sapessero di te?” Concludiamo questo nostro progetto di esplorazione riportando qui di seguito le bellissime risposte  delle due donne a questa domanda. Ci sembra che le loro voci e le loro parole dicono tutto.

 

Elizabete:

“Credo che bisognerebbe avere coraggio, come state facendo magari voi, di approfondire, perché io mi sono scontrata negli ultimi anni con persone che dicono “ah, ma tanto vi passa tutto lo Stato” [cioè che lo Stato paga tutto per loro] – non è vero, perché tu ti paghi anche il mantenimento: ogni mese ti scalano [ti tolgono] 112 euro perché stai lì [in prigione]. Quindi credo che sia un tema sociale molto scottante, fastidioso, pesante, però credo che bisogni cercare di avere anche un’apertura mentale per poterlo fare – e nei ragazzi, negli adolescenti di oggi c’è questa cosa, ne conosco diversi che sono dei miei amici che hanno 15 o 16 anni e hanno una visione completamente diversa da quella di una persona di 40, 50 anni. Però credo che bisogna lavorare su questo.”

Maria:

“Ogni essere umano ha diverse prospettive nella vita – famiglia, lavoro, benessere, cose personali – per cui rispondere così, in cinque secondi, è un po’ difficile. Di me cosa posso dire? A parte il mio lavoro, essendo straniera io sono arrivata in Italia senza sapere neanche una parola di italiano. Sapevo solo “grazie” e basta. Avevo un rifiuto di apprendere l’italiano perché sarà una cosa psicologica – infatti io per sei mesi ho parlato francese qui in Italia. Poi ho deciso che comunque per sopravvivere dovevo apprendere anche questa lingua. Non ho mai studiato sui libri – ho appreso l’italiano vivendo, sentendo le persone alla tv, queste cose qua. Nel corso degli anni sono riuscita a iscrivermi presso la scuola superiore, poi mi sono iscritta all’Università [facoltà di Antropologia culturale] – questo è il mio percorso parallelo al mio lavoro.”

 

Seamstresses of Gomito a Gomito: Their Stories

Life in Dozza Prison can be monotonous, and opportunities for expressing one’s creativity can be lacking. Gomito a Gomito offers work experience to combat these conditions, giving inmates at Dozza the opportunity to learn new skills and experience work they are passionate about. We were fortunate to speak with Maria and Elizabete, two current seamstresses at Gomito a Gomito, and learn about their personal stories and what brought them to where they are today.

 

 

MARIA

From an interest in fashion as a girl to creating beautiful pieces now, Maria has found a way to channel her creativity with Gomito a Gomito. Originally from Russia, she had taken a dressmaking course at 13, and she always had a desire to continue honing that skill by making her own clothes. While she never had much luck in creating tangible products from her designs, that didn’t stop her from having her ideas come to life. “ I didn’t have the skills at that time, so I used to take them to ateliers and tailoring studios that could produce them – but I explained how I wanted everything done.”

Outside of fashion, Maria was thoughtful in sharing her other interests. “…everyone has interests, but in our case, after so many years in prison, you tend to lose many of them, because you can’t “experience” them first-hand. For example, if you like playing tennis, you can’t practice and forget how to do that – so you have to re-learn and re-discover everything.” Instead, Maria stresses the impact that the Internet has had on her experience at Dozza. A curious woman, she desires to travel and see the world, and while she can’t practically do so, she has a great appreciation for beauty in the world, especially outside of Italy in places that are out of reach. “This also gives you a “spark” of life, new energy – I won’t say that it gives you the strength not to give up, because I’m not that type of person – but it gives you hope, a new perspective, a sort of push.”

Now, Maria has reignited her love of fashion design and sewing at Gomito a Gomito. Ten years ago, she was given the offer to take a tailoring course at Dozza prison, and ever since then, she has been practicing her craft and improving on her own skills. The course led her to a connection with Gomito a Gomito, a job that has changed her whole lifestyle at Dozza. A self-described “foreigner” to Italy, she lacks personal connections to family near the prison. Having a job has given her a sense of financial autonomy, necessary for her lawyers as well as personal expenses. On a personal level, she explains how important it is to have some kind of activity, job, or skill to “let off some steam, mentally and physically.” While she by no means considers herself a professional, Maria has learned to develop models that start from “what is just an idea” and lead to a marketable item at the end of the product cycle.

 

ELIZABETE

“Gomito a Gomito has given me a second chance,” says Elizabete, one of the inmates working at the company. Born and raised in Riga, Latvia, Elizabete started working at Gomito a Gomito in 2014, while she was still a regular inmate. Later, after her internship, she was permanently hired and has been working with the company since then. On a typical day for Elizabete, she works 4 hours a day, from 9am to 1pm, then she either takes part in other volunteering activities or goes back to Dozza prison right after lunchtime.

Elizabete says working for Gomito a Gomito has also given her economic stability. She supports her argument by adding, “This is really important when you are in prison – you have to buy everything for yourself even if you want any milk, meat, or personal expenses in general, etc.” We asked Elizabete if this experience will help her once she is out of prison, she asserts, “Yes, absolutely social integration is really important, there are so many prejudices. Luckily, I didn’t experience many of them first-hand but yes, there is a future after prison, for anyone, even someone who is 50 or 60 years old. This doesn’t mean that it will be easy, but there has to be a future.”

Creativity is something Elizabete has always been very fond of and plans on exploring jobs with creativity components in the future too after she is released from prison. This is one of the reasons she states why she loves working for the company. When asked if she has been interested in fashion before starting work with Gomito a Gomito, or is this her newfound activity, the inmate said, “I have to admit that when I was younger I was not interested in working in this field, I had completely different projects but that said, of course, I do like fashion and I love being creative.” Apart from fashion, she loves reading books and reads books by Marquez and Serrano regularly. She also likes Gramellini [Italian journalist and author] and believes he’s a good writer. For her, that’s important because “the words you choose to use matter.” When asked, Elizabete defined herself as a “curious person,” and we could definitely sense this trait in her personality while interviewing her. Apart from reading, one other hobby Elizabete has is collecting foreign coins. In the end, we asked Elizabete what she has learned so far by working with Gomito a Gomito, she said she got more organized and meticulous about everything, even in daily life, “…after all, you need to learn how to be precise to do this job.”

 

What kind of business model does Gomito a Gomito use to run smoothly and offer these opportunities to women like Elizabete and Maria? See Jacob and Hannah’s page for more information or more posts on this topic!

Video links:

A Second Chance

On average, a prisoner in the United States works 12 hour days with a pay as low as 0.49 cents per hour. Even that price is generous, as in some states like Alabama prisoners do not get paid at all. The salary prisoners receive for their labor in the United States private prison system has actually gone down since 2001, and is projected to get worse as time goes on. The mistreatment and exploitation of prisoners in this system are seen as normal practice in the US, and big businesses even benefit from the low labor costs these prisoners receive.  

Moving our gaze to Italy, we investigate the success of Gomito a Gomito, a small factory located in the Dozza prison, and how this model compares to prisons and prison labor in the United States. Gomito a Gomito works to help prisoners find their purpose in the prison system, and have the independence to gain their own reasonable salary. We will focus on their methods for rehabilitation and reintegration and how this could be used to improve American prisons. 

 

Enrica Morandi, Gomito a Gomito volunteer

To get a better gauge on the inner workings and aspirations of Gomito a Gomito, we interviewed Enrica Morandi, an experienced volunteer of the organization who has worked with the company and the prisoners for a few years. 

 

To begin, Morandi expressed that the company’s goal is to provide inmates with a second chance at life and work, help them gain financial independence, and learn new skills that they can use in the real world upon their release.

 

One thing that allows Gomito a Gomito to function in a way that US prisons cannot is the fact that In Italy, European funds are allocated to finance professional training courses in prisons. This helps foster the rehabilitation and reintegration processes. When further describing how the company functions, Morandi noted that inmates are taught to sew and use recycled and donated fabrics to create mostly bags, but the organization has begun to create other goods such as face masks and aprons. Some of the inmates already know how to sew, but those who don’t are provided with an 80-hour course followed by a three-month “internship” where they are tutored by professional tailors.

 

A shocking comparison is a difference in the labor hours that are required and of prisoners at Gomito a Gomito, versus those at US private prisons. At Gomito a Gomito, the inmates typically work Monday to Friday for four hours a day. This 20 hour a week work schedule is manageable and a luxury compared to the grueling long hours required of inmates in the US.

 

The most beneficial aspect of Gomito a Gomito is the positive impacts it has on inmates’ lives. From Morandi’s first-hand experience, the organization allows a way for inmates to use their time in imprisonment effectively and gives them a sense of freedom. That sense of freedom is expanded as they make a salary which they can spend on goods in the prison, save or send home to family. 

 

When learning about the company we were shocked that the organization typically chooses to work with inmates who are serving life sentences. When asking Morandi about this, she stated that this is the case because it generally takes about a year for the inmates to become experienced enough to start creating the products. It is also a way to make these inmates, who oftentimes feel hopeless, that their life has meaning. But recently, the organization has been making more exceptions for inmates with shorter sentences depending on their circumstances.

 

Prison Cells at Old Idaho Penitentiary in Boise, Idaho

Furthermore, the privatization of prisons in the United States has increased by 120% since the year 2000. Since 2017 prosecutors have been encouraged by the Bureau of Prisons in the US to pursue “the most serious charges and toughest sentences in all federal cases,” to ensure prison labor stays at an all-time high, and this corrupt system of using prisoners for labor can remain intact (Sentencing). This drive towards keeping prisoners in the system, with little to no pay, does absolutely nothing to help rehabilitate them and prepare them to enter back into society. Perhaps if a company similar to Gomito a Gomito opened in the United States progress within this system could begin, with prisoners able to learn lifelong tangible skills that they can use to reintegrate into the job market. 

 

We have discovered that private prisons in the US focus’ exploiting inmates for their own personal gain. Although they claim to prioritize rehabilitation, their practices prove that claim false (Wright, 2018). The United States prison system relies on overcharging prisoners for necessities like phone calls in order to ensure that upon release they will be dependent on the prison systems, eventually returning. In addition, private prison systems subject their inmates to long hours of work for little to no pay (Moritz-Rabson, 2018). This cycle ensures a constant revenue stream and exploits prisoners for personal gain. Hopefully Gomito a Gomito can serve as an example to the global community, specifically to the US, as the standard for how inmates should be treated, with rehabilitation and the building of self-identity being at the forefront of reform.

 

Works Cited 

Basti,Vinay and Gotsch, Kara. “Capitalizing on Mass Incarceration: U.S. Growth in Private Prisons.” The Sentencing Project, 2 Aug. 2018, www.sentencingproject.org/publications/capitalizing-on-mass-incarceration-u-s-growth-in-private-prisons/. 

Daniel Moritz-Rabson. “Inmates in Government Prisons Are Paid Pennies to Manufacture Clothing, License Plates and Office Supplies.” Newsweek, 4 Sept. 2018, www.newsweek.com/prison-slavery-who-benefits-cheap-inmate-labor-1093729. 

Sawyer, Wendy. “How Much Do Incarcerated People Earn in Each State?” Prison Policy Initiative, 10 Apr. 2017, www.prisonpolicy.org/blog/2017/04/10/wages/. 

Wright, L.B. “The American Prison System: It’s Just Business.” Fordham Journal of Corporate and Financial Law, 9 Dec. 2018, news.law.fordham.edu/jcfl/2018/12/09/the-american-prison-system-its-just-business/.